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Un Natale imbrigliato

Ce lo raccontiamo sempre. Ce lo raccontiamo tutti. Da sempre anche in tempi non sospetti, ci raccontiamo che a Natale bisogna essere tutti più buoni, bisogna ritrovare la famiglia, stare insieme e riuscire a vivere il vero spirito del Natale, fatto di generosità e accoglienza verso i meno fortunati. Io non lo so se l'ho mai vissuto veramente il Natale; io non lo so se sono mai riuscita a fare posto all'altro nei Natali della mia vita. Poi eccoci qui, nel bel mezzo di una pandemonia, come la chiama Fiammetta. Imbrigliati mani e piedi, impossibilitati ai viaggi, agli incontri, ai minimi requisiti necessari al Natale. Ci sono molti modi per prendersi cura di qualcuno, ci sono molti modi per mostrare vicinanza e condivisione. C'è la compassione che resta una parola complessa e che nel suo significato filosofico rappresenta per me il vero significato del Natale. È il sentimento che ci permette di "soffrire con" anche a distanza, anche senza abbracci e ricchi pranzi di Natale. Nessuno potrà mai imbrigliare i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Un paio di bicchieri però possono annebbiare il giusto e qualche volta la nebbia è utile: il nebbiolo matura che è una meraviglia.